il blog di Gionata Pacor - Riformatori Liberali Europei

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sabato, 25 marzo 2006

Liberali di tutta Europa, UNITEVI!

Dopo 50 anni di lenta ma costante evoluzione l’Europa sta attraversando l’ennesima fase critica della sua storia. Dopo essere cresciuta per decenni sia assumendo competenze sempre più ampie, sia per l’adesione di nuovi paesi, si trova oggi ad essere un gigante geografico ed economico ma un nano politico.
Le architetture istituzionali prospettate nel trattato costituzionale firmato a Roma nel 2004, frutto di difficili compromessi, sono state rifiutate in consultazioni popolari che evidenziano lo scollamento esistente tra le élite politiche e le popolazioni europee.
La politica europea non viene percepita come una politica per i cittadini europei ma come un foro per la contrattazione tra i rappresentanti dei diversi e spesso contrastanti interessi nazionali.
L’Unione Europea, raggiunto il suo scopo principale, ossia quello di creare un’area di pacifica convivenza dei popoli europei, si trova ad avere mezzi e strumenti per regolamentare ed ostacolare la vita dei suoi cittadini, ma non ad avere una politica nè una visione del mondo e di se stessa.
Si è quindi creata un’unione commerciale e monetaria, ma non un’unione politica, e ciò rende l’Europa impotente di fronte alle sfide che il XXI° secolo ci impone, prime tra tutte quelle delle lotte per la libertà e per i diritti umani e quella della globalizzazione.
L’Unione Europea in rapporto a queste sfide ha agito in modo contraddittorio: da un lato ha creato un grande mercato interno, dall’altro ha innalzato delle barriere doganali con una vera e propria politica protezionista.
Da un lato ha spinto i paesi dell’est europeo ad adottare un sistema democratico e rispettoso dei diritti civili, ponendolo come condizione per l’ingresso nell’Unione (e lo stesso sta facendo con altri paesi, primo fra tutti la Turchia), dall’altro lato ha finanziato e continua a finanziare la gran parte delle dittature ancora presenti in questo mondo.
Da un lato nella Conferenza di Lisbona si è posta degli obbiettivi ambiziosi per diventare l’area più competitiva del mondo, dall’altro lato non si è data gli strumenti per raggiungere tali obbiettivi.

Queste contraddizioni mettono in risalto un dato di fatto: l’Europa non ha più una sua missione. Non esiste una visione che viene fatta propria, esaltata, condivisa e perseguita con tenacia e con ardore dai cittadini europei. La prova più netta e triste di ciò è il fatto che un Presidente della Commissione Europea non abbia esitato ad abbandonare in anticipo (anche se non formalmente) il più importante incarico dell’Unione per tornare alle beghe di cortile della politica locale del suo paese di provenienza.

L’assenza o la limitatezza dell’interesse per l’Europa e per la politica europea da parte dei suoi cittadini viene spesso attribuita al deficit democratico delle istituzioni europee. Si sostiene cioè che con diverse formule elettorali o diverse architetture istituzionali si renderebbe interessante la politica europea.
Niente di più sbagliato. Le istituzioni europee ci sono e ci forniscono tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno. Quello che manca è la visione, il progetto per l’Europa. Ma le visioni ed i progetti vengono ideati e portati avanti dalle cittadine e dai cittadini, dagli intellettuali, dai lavoratori, dagli imprenditori, dai politici, da tutti quelli che vogliono contribuire con le proprie idee e con le proprie energie a rendere forte, giusta e prospera la comunità in cui vivono. E per realizzare quei progetti queste cittadine e questi cittadini si uniscono, collaborano tra loro, e si rafforzano l’un l’altro in quelle particolari associazioni che sono i partiti.

Oggi i partiti in Europa sono partiti nazionali: alle elezioni europee partecipano dei partiti nazionali, che poi stringono alleanze con i partiti nazionali di altri paesi, formano dei gruppi parlamentari al Parlamento Europeo e si fanno chiamare “partiti”. Nessuna visione, nessun progetto, nessun vero e proprio partito europeo, nessun leader europeo. La politica europea è quindi ridotta ad un seppur importante paragrafo della politica estera di ciascuno Stato e partito nazionale. Come si può sperare che venga messa al centro dell’interesse?

Bisogna chiamare i liberali di tutta Europa ad aprire un ampio dibattito che sfoci in una grande Conferenza per la Fondazione di un European Liberal Party - Partito Liberale Europeo che si ponga i seguenti obbiettivi:

Invito quindi tutti i liberali d’Europa a promuovere la fondazione dell’European Liberal Party – Partito Liberale Europeo, a contribuire con le proprie idee e le proprie energie alla definzione di una missione e di un programma per l’Europa e a creare il Partito che rilanci tale missione e realizzi tale programma.   

 Vi invito ad aderire con un commento o con una mail a: gionatapacor@aol.com

 

 

Postato da: LiberaleEuropeo a 17:41 | link | commenti (2)