I blogger non devono fare politica?
“Lei, nella stesso incontro ligure (il 17 giugno a Sestri Levante, nda), ha … postulato, con forte determinazione, la necessità di fare politica per i blogger di area. Ma non si accorge che la gente è stufa di fare politica nei modi tradizionali e desueti, che lei vorrebbe applicare al mondo variegato e vivo derl web-log?
L'obiettivo che si propone è di riesumare una certa militanza politica o partitica, attraverso internet, in vista delle prossime europee.
Perché?
Le interessa qualche scranno da giovane aspirante deputato, ambizioso ed intelligente?”
Se io fossi in Giuliano risponderei: “Si, voglio uno scranno da deputato per fare politica liberale, altrimenti tutti i liberali stanno a scrivere sui blog ma gli scranni vanno tutti agli illiberali e la politica (che fino a prova contraria la fanno i deputati e non i blogger) resta quella che è: politica illiberale”.
L’obbiettivo che mi propongo (e che anche Giuliano credo si proponga) è proprio quello di far nascere (non riesumare… mica siamo degli zoombies!) un nuovo movimento politico e partitico che sappia comunicare anche con i nuovi media (come appunto i blogs) e sappia raccogliere consensi per poter fare una politica liberale.
Altrimenti si scrivono centinaia di migliaia di pagine su internet mentre il governo fa passare per “grande riforma liberale” un decreto in cui ad esempio la “liberalizzazione” del trasporto urbano consiste nella possibilità per i comuni di decidere delle tratte e di scegliere un privato che abbia delle capacità tecniche e delle qualità morali che per il comune siano adeguate. Insomma, nello stesso decreto in cui si concede una nuova libertà ci sono anche i lacci e lacciuoli burocratici per soffocarla.
D’altra parte non sono d’accordo con Nico Valerio, che considera Piero Sampiero un esempio del “volto nuovo della destra che si camuffa da "movimento del buonsenso", della "gente". Molto più pericolosa per le libertà di quanto non sia il tradizionalismo conclamato o il marxismo.”
Probabilmente Piero non è di destra (ormai Nico ha preso l’abitudine di dare del conservatore o del fascista camuffato da finto liberale a tutti quelli che non la pensano come lui, dimenticando che al giorno d’oggi, in un periodo in cui la costituzione europea viene bocciata perché “selvaggiamente liberale”, dirsi liberali non è che faccia guadagnare poi tanti voti…): io credo che Piero sia un liberale innamorato del suo computer. Si trova tanto a suo agio nei blog di Tocque-Ville che non ha più bisogno della politica: che bisogno c’è di vivere in un mondo liberale, quando basta digitare un indirizzo www e ci si trova nel più liberale dei mondi virtuali, a commentare le ultime notizie da un punto di vista liberale, a parlare di cultura liberale, di filosofia e di idee liberali? Piero dice che la gente è stufa della politica tradizionale, e si chiude nel mondo dei blog i quali però (almeno per il momento) non legiferano sulla nostra vita reale.
Per questo per me il convegno di Tocque-Ville a Sestri Levante è stato una delusione. Invece di organizzare il potenziale costituito dai blog liberali per fare politica liberale, ci si è chiusi in una torre d’avorio a discutere sui confini di Tocque-Ville, ed ora si accusa chi vuole ancora fare politica di aspirare alle poltrone, con una retorica antipartitica che è una delle peggiori eredità lasciateci dal giustizialismo di tangentopoli.
Mi domando se Piero Sampiero voterebbe un partito liberale, o se lascerebbe andare i fascisti o i comunisti al governo pur di non votare qualcuno che, pur essendo liberale, secondo lui vuole solo la militanza partitica per arrivare ad uno scranno…
Gionata Pacor