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mercoledì, 27 giugno 2007

Il Vertice, il Mini Trattato, e l'Europa che "riparte"
Il vertice del Consiglio Europeo del 22-23 giugno 2007 aveva l’obbiettivo di sbloccare lo stallo sulla Costituzione Europea al quale si era giunti con il “no” di Francia e Olanda nei referendum confermativi sulla Costituzione stessa.
 
Si è arrivati al vertice con la Gran Bretagna intenzionata a porre delle condizioni volte a limitare la portata del trattato, con la Polonia che minacciava di mettere il veto se non le si dava un maggior peso nei processi decisionali, con una Germania alla Presidenza di turno dell’Unione intenzionata ad uscire a tutti i costi dal vertice con un accordo in mano e con la Francia che presentava una proposta di minitrattato, appoggiata dalla Spagna fin da prima del vertice.
 
Riguardo a questo mini-trattato, Valéry Giscard ‘Estaing il 15 giugno su Le Monde, in un intervento intitolato “Sì a un trattato semplificato, no a un trattato mutilato”, scriveva: “Gli Stati europei possono uscire dallo stallo a condizione che rispettino lo spirito del trattato costituzionale. Alla riunione del 21 giugno il Consiglio Europeo dovrà stabilire una road map, ed un mandato chiaro per arrivare al compimento del processo di ratifica del Trattato costituzionale in corso. La preparazione di questa riunione è assicurata dalla presidenza tedesca dell’Unione. Ciascuno riconosce la determinazione, la competenza e l’apertura di spirito della Cancelliere Angela Merkel.”
 
Il vertice al via
Il vertice ha avuto dei momenti di grande tensione: il premier polacco Kaczynski è arrivato a dichiarare che “senza il terrore dell’occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale, senza fucilazioni di massa e soprattutto senza campi di concentramento, la Polonia oggi avrebbe 66 milioni di abitanti invece che 38, e sarebbe inoltre un paese altamente sviluppato.” Non solo una caduta di stile, ma l’ennesimo segnale dell’ostilità che la Polonia manifesta ormai periodicamente nei confronti della Germania. La Polonia rivendica un’attribuzione dei voti nelle istituzioni europee proporzionale alla radice quadrata della popolazione dei singoli stati. Nonostante la stampa abbia in genere rappresentato una Polonia completamente isolata su questo punto, il quotidiano austriaco die Presse ha riportato un’affermazione del Premier Ceco Mirek Topolanek a supporto della proposta polacca sul sistema di attribuzione dei voti.
 
Nel corso delle trattative sono emerse la tenacia della Cancelliere Merkel e la statura del neoeletto presidente francese Nicolas Sarkozy, che è saputo andare oltre l’asse franco tedesco, coinvolgendo Blair e Zapatero nelle trattative per convincere la Polonia ad accettare un compromesso.
 
Una novità positiva di questo vertice è che sembrano cadute (forse momentaneamente) molte delle contrapposizioni che hanno caratterizzato negli ultimi anni la politica europea: sembra scomparsa la contrapposizione tra Stati grandi e Stati piccoli, con la Polonia unico stato “medio” a fare i capricci. Scomparsa anche la contrapposizione tra Stati vecchi e Stati nuovi e quella tra Stati contribuenti e stati beneficiari (ossia tra quelli che pagano all’Europa più di quanto ricevano e quelli che si giovano dei finanziamenti europei).
 
Una contrapposizione rimasta in piedi è certamente quella tra paesi federalisti e “paesi intergovernativi”: i primi auspicano uno Stato Federale, mentre i secondi sono contrari alla cessione di quote di sovranità da parte dei governi nazionali. I più avversi alle posizioni federaliste sono tradizionalmente gli inglesi, che, come abbiamo visto, erano determinati a non cedere su determinate condizioni, a non arretrare oltre a determinate ‘red lines’.
Da un punto di vista europeista e liberale le resistenze del Premier inglese hanno degli aspetti positivi e degli aspetti negativi: da una parte si vorrebbe un’Europa più unita, dall’altra parte non si può che dar atto agli inglesi del fatto che l’opposizione a recepire una Carta europea dei Diritti derivi dalla presenza in quel documento di eccessivi diritti positivi in termini di welfare e di eccessivi poteri garantiti al sindacato.
 
La conclusione e le novità
La conclusione su questo punto è stata un compromesso al ribasso: la Carta europea dei Diritti non sarà una fonte del diritto in Gran Bretagna, mentre lo sarà negli altri 26 paesi dell’Unione.
Un’Europa per certi versi meno liberale, quindi, a maggior ragione per il fatto che, tenendo conto dei “no” alla costituzione precedente motivati con un’avversione ad un’Europa “ultraliberale” (che non si capisce ancora dove sia) il Presidente francese Nicolas Sarkozy è riuscito ad imporre dei principi per il protezionismo delle imprese europee dalla concorrenza esterna.
 
Una speranza per i liberali è quella che Tony Blair sia il primo presidente dell’Europa “a tempo pieno”: il trattato prevede infatti che la Presidenza dell’Unione duri due anni e mezzo (che ora dura 6 mesi e viene assunta a turno da un Capo di Stato o di Governo nazionale). Una proposta in tal senso era stata avanzata da Sarkozy ancora prima dell’inizio del vertice.
 
Un’altra innovazione è l’istituzione di un Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica Estera e per la Sicurezza ". In sostanza vengono riunite le funzioni dell’attuale Alto Rappresentante dell’Unione per la politica estera e del Commissario dell’unione per la politica estera. Attualmente queste cariche sono ricoperte dallo spagnolo Javier Solana e dall’austriaca Benita Ferrero-Waldner. Con il nuovo ufficio la politica estera europea avrà per la prima volta un unico volto. Anche in questo caso la Gran Bretagna, tradizionalmente attaccata alla sua alleanza con gli Stati Uniti e non disposta a delegare ad altri le sue scelte su questi temi, ha imposto una – forse simbolica – frenata, chiedendo ed ottenendo che nel trattato si parli di un Alto Rappresentante e non di un Ministro degli Esteri.
 
La questione dell’attribuzione dei voti ha visto anch’essa un compromesso in cui l’adozione della doppia maggioranza per l’approvazione delle decisioni nel Consiglio Europeo (55% degli Stati, che rappresentino almeno il 65% delle popolazione dell’Unione) viene spostata appena al 2014. Inoltre, in caso di controversie, gli Stati si possono richiamare fino al 2017 alle norme previste dal Trattato di Nizza attualmente in vigore e richiedere il rinvio di una decisione non gradita. Il pericolo del veto polacco è stato quindi scampato, ma a prezzo di concessioni molto forti tanto che la Polonia ha cantato vittoria e ha attaccato in modo irriverente Angela Merkel sulla stampa.
 
Tra le altre novità si deve segnalare la riduzione del numero di commissari da 25 a 15 ed il rafforzamento delle competenze nazionali: entro 8 settimane dall’emanazione dei provvedimenti europei i Parlamenti nazionali possono opporsi ad essi, se ritengono che sia stata violata la loro competenza nazionale. Dal punto di vista liberale questo è positivo, perché si mette già ora un contrappeso al continuo crescere del potere della burocrazia europea.
 
Gli Stati nazionali, come ad esempio la Gran Bretagna, possono recedere dai decreti europei che prevedono collaborazioni più strette in tema di giustizia o di polizia, e possono differenziare le proprie politiche anche nelle questioni del welfare. Se entro quattro mesi non viene raggiunto un accordo su queste politiche, i singoli stati che lo vogliano possono procedere. In altre parole, è stata spalancata la porta all’Europa a più velocità: ciascuno Stato potrà scegliere quanto integrarsi con gli altri.
 
In sostanza un vertice con pochi punti positivi, ma sostanzialmente si voleva far ripartire il processo di integrazione e ci si è riusciti, anche se con una soluzione al ribasso. Chi ha lavorato di più in questo senso, ossia Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, ha avuto motivo di grande soddisfazione. Chi è riusciti ad imporre le proprie condizioni, ossia Blair ed i fratelli Kaczynski, ha potuto cantar vittoria. Chi ha premuto per una maggiore integrazione, come Prodi, non ha saputo far valere le proprie posizioni, ed è tornato a casa deluso.

Postato da: LiberaleEuropeo a 20:10 | link | commenti (1)

domenica, 06 maggio 2007

I terroristi volevano un mondo migliore

Un paio di anni fa a Berlino è stata presentata un'esposizione fotografica intitolata "Il mito della RAF". Le immagini raffigurano i terroristi nell'intento, come dice il nome dell'esposizione, di mitizzarli. E stiamo parlando di persone che hanno compiuto omicidi fino al 1993... Il loro "nobile" scopo era quello di accendere la scintilla che facesse scoppiare una guerra civile volta ad instaurare una dittatura comunista. 

Mentre alcuni di questi terroristi, colpevoli di plurimi omicidi, vengono oggigiorno scarcerati dopo essere stati mantenuti per anni o per decenni a spese del contribuente, da un sondaggio del settimanale  Stern risulta che solo per il 51% dei tedeschi i terroristi erano dei brutali criminali.
Da quello stesso sondaggio risulta anche che il 30% dei tedeschi considera i terroristi come persone che volevano migliorare il mondo, ma che sono state male indirizzate. In Italia li chiameremmo "compagni che sbagliano". Il 19% dei tedeschi non risponde. Curioso il risultato t
ra gli elettori dei Verdi: solo il 34% vede i terroristi come criminali ed addirittura il 41% li considera come dei benefattori che sono stati male indirizzati. E non c'è da meravigliarsi, se si pensa che il loro ex-leader Joschka Fischer ed il loro capogruppo al Parlamento Europeo Cohn-Bendit sono degli ex terroristi!

I tedeschi sono sempre pronti (giustamente) a reagire ad ogni tentativo di alzare la testa da parte dei partiti di estrema destra, anche se questi tutti assieme ottengono a malapena il 2% alle elezioni nazionali. Chiudono gli occhi, invece, di fronte al pericolo sempre incombente del comunismo, rappresentato al Bundestag da partiti di sinistra che raccolgono il 17% dei consensi, dal mondo degli intellettuali che mitizzano la RAF come qualcosa di "sexy e selvaggio", nonchè dalla popolazione che in buona parte considera la lotta per l'instaurazione di una dittatura comunista come un tentativo di migliorare il mondo. La democrazia tedesca sembra essere solida: SPD, CDU e CSU sono sì partiti della spesa pubblica che discutono, ad esempio, di salario minimo imposto per decreto, ma hanno altresì deciso di riunirsi nella Große Kalition pur di lasciar fuori dai giochi la Linke-PDS

La democrazia tedesca sembra essere solida: SPD, CDU e CSU sono partiti della spesa pubblica e discutono ad esempio di salario minimo imposto per decreto, ma hanno deciso di fare la Große Kalition pur di lasciar fuori dai giochi il partito comunista. Dalle scorse elezioni però i partiti dell'estrema sinistra hanno continuato a guadagnare consensi, tanto che gli ultimi sondaggi li vedono oltre il 20%.

http://www.stern.de/politik/deutschland/588166.html?q=RAF

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giovedì, 26 aprile 2007

"Dichiaro di rifiutare qualsiasi legge che non rispetti i diritti dell'individuo e la libertà personale".

Per questa dichiarazione, nonché per aver espresso altre opinioni "pericolose" in merito alla tolleranza religiosa e all'uguaglianza tra i sessi, in Egitto, lo studente ventiduenne Abdul Karim Suleiman, ossia Karim Amir, è stato condannato a quattro anni di carcere con l'accusa di avere insultato il presidente egiziano e la religione islamica.
Il ricorso in appello ha confermato la sentenza e l'accusa ha ostacolato il lavoro degli avvocati di Karim, che lo difendono a titolo gratuito.
La sua famiglia lo ha pubblicamente disconosciuto e il padre ha invocato l'applicazione della sharia (legge islamica).
Per aver difeso i principi della libertà di parola, lo Index of Censorship ha insignito Karim del Premio Hugo Young per il Giornalismo per il 2007, mentre il PEN Club britannico lo ha eletto membro onorario dell'organizzazione.
Quasi 6.000 persone hanno sottoscritto petizioni e inviato lettere al governo egiziano e al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti chiedendo il rilascio di Karim. Il caso di Karim, quasi ignorato dai media italiani, è stato invece intensamente seguito da maggiori media del mondo.
Il 27 aprile, a Roma, in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 10, un piccolo gruppo di persone che hanno a cuore i diritti degli individui si unirà agli svariati drappelli che, in altre capitali, testimonieranno solidarietà a Karim Amer e chiederanno alle autorità politiche di adoperarsi per la sua liberazione.

Per informazioni, alberto.mingardi@gmail.com o sharonnizza@gmail.com

Informazioni sulla campagna: http://www.freekareem.org/

Postato da: LiberaleEuropeo a 15:38 | link | commenti (1)

venerdì, 16 marzo 2007

Impegno liberale... ma come?
Oggi più che mai chi fa politica deve avere sempre presente il motto “think global, act local”.
Chi, mosso dal senso civico, da ideali liberali e dalla passione per la politica, decide di impegnarsi avendo come guida il valore preminente della libertà individuale, deve predisporsi a confrontarsi con problemi di ordini di grandezza completamente diversi.
Si va dalle variazioni climatiche alla guerra al terrorismo, dalle battaglie per i diritti umani a quelle per i diritti civili, dall’invecchiamento della popolazione all’immigrazione, dalle questioni energetiche alle infrastrutture, dall’irpef all’ici, dall’amministrazione della giustizia alla lotta alla piccola criminalità, dalle spese nazionali per il patrimonio culturale a quelle per l’amministrazione del Comune.
Non voglio annoiarvi con un mero elenco di tematiche politiche, ma forse avete notato che le prime tematiche che ho nominato sono di portata globale, le ultime sono di portata locale. Ciascuno di noi è indotto, dalle letture che fa, dalle notizie che lo bombardano, dalle problematiche che incontra nella vita di tutti i giorni, a farsi un’opinione su una gran quantità di questioni e di problematiche, e spesso sente l’impulso di vincere l’indifferenza e di dover “fare qualcosa” di liberale per contribuire a risolvere ciascuno di questi problemi. Ma cosa può fare il "liberale qualunque"?
 
L’esperienza di Berlusconi ha dimostrato, se ce ne fosse stato bisogno, che per fare delle riforme liberali non basta avere delle idee, vincere delle elezioni ed impegnarsi per realizzare un programma. A parte il fatto che molti problemi non dipendono da una legislazione nazionale ma da fenomeni culturali spesso a noi estranei (si pensi ad esempio alla condizione della donna nel mondo islamico), anche le questioni che in linea di principio potrebbero essere riformate con una legge non sono per niente così facili da risolvere (si pensi ad esempio alla modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori).
 
“Fare politica” allora non è solo, e non deve essere inteso solo come “vincere le elezioni, legiferare e governare”. C’è anzi chi sostiene che la politica per sua natura è portata a limitare la libertà altrui, e quindi vede nella sola società civile, nelle Organizzazioni Non Governative, l’unico strumento per una politica liberale, ossia per un’attività che, dal punto di vista della ONG, “costringa” i politici a “concedere” maggiori libertà ai cittadini.
Fuori dal parlamento sono poi attivi i think tank, i "pensatoi" che preparano studi e progetti da presentare a dei politici di riferimento (rispetto alle ONG l'attività è più di proposta costruttiva che di rivendicazione).
Più in genere si può fare "cultura liberale" scrivendo articoli sui giornali, su Internet, pubblicando o diffondendo libri, facendo convegni su determinati temi liberali.
 
La via “parlamentare” o “democratica” prevede invece la creazione di una struttura finalizzata a creare e raccogliere il consenso elettorale (un partito, una lista, un comitato elettorale), alla candidatura alle elezioni e, in caso di vittoria, al governo, alla legiferazione e all’amministrazione. Per essere efficace, l’azione del partito deve essere condotta con grandi mezzi e con efficacia, e condurre alla vittoria alle elezioni locali, regionali, nazionali ed europee. Difficilmente un'azione potrà essere efficace se condotta al solo livello nazionale.
 
Fatta questa lunga premessa, torno a farmi la famosa domanda che tutti noi, individui liberali, ci poniamo: “Che fare?” Quali sono le possibilità e quali strumenti ci vengono offerti per fare politica liberale oggi nella nostra città o regione, in Italia, in Europa e nel mondo?
 
In assenza di un grande partito liberale che riunisca ed organizzi i tanti liberali del nostro paese (Forza Italia è nato puntando ad essere un "partito liberale di massa", ma ha finito per diventare un mix di liberalismo, conservatorismo e socialismo che normalmente vede queste due ultime componenti prevalere sulla prima), ci si trova di fronte all'imbarazzo della scelta di fronte alle tante piccole iniziative che popolano il panorama politico liberale italiano come gli abitanti di Lilliput popolavano la loro isola. E all'imbarazzo della scelta si aggiunge quasi subito un senso di scoramento nel vedere che, qualunque sia la scelta, si finirebbe in un club di pochi intimi che, di fatto, non avrebbe nessuna possibilità di portare a casa una vittoria in una qualsiasi delle battaglie liberali che varrebbe la pena di combattere.
 
Ma sarebbe un errore limitarsi a fare un blog e a esprimere a se stessi e a pochi amici dei commenti sulle questioni di attualità che riempiono le nostre giornate o, per chi alla politica può dedicare solo i ritagli di tempo, le nostre pause caffè.
Le occasioni per partecipare non mancano: si tratta di dar forza alle tante iniziative che già ci sono, ai tanti contenitori che aspettano solo di essere riempiti con il nostro impegno e la nostra partecipazione.
 
- Diamo la nostra disponibilità a giornali come L'Opinione (www.opinione.it) per aiutarli a diffondersi su tutto il territorio nazionale, a siti come Neo Lib (www.neolib.it), per farli diventare dei veri e propri portali liberali, a giornali on-line come Liberal Cafè (www.liberalcafe.it), per farli diventare degli strumenti di approfondimento sempre più efficaci.
- Sosteniamo l'attività di Organizzazioni Non Governative come Nessuno Tocchi Caino (contro la pena di morte), Non c'è pace senza giustizia (lotta alle dittature), Associazione Luca Coscioni (libertà di ricerca scientifica, eutanasia, bioetica), che portano avanti una lotta per le libertà senza frontiere. E facciamolo anche se questo vuol dire sostenere Marco Pannella, che gestisce tutta la galassia radicale come i guardiani della rivoluzione gestiscono la "democrazia" iraniana.
- Seguiamo le attività dei numerosi think tank che ogni giorno sfornano idee e studi sui problemi più diversi: l'Istituto Bruno Leoni (www.brunoleoni.it), Competere (www.competere.eu), che sta portando avanti meritorie tematiche come quella sui Bond argentini o sul diritto di informazione sui medicinali soggetti a obbligo di ricetta medica, Giustizia Giusta (www.giustiziagiusta.info), Epistemes (www.epistemes.org), Società Aperta (www.societa-aperta.org), oltre ai classici Centro Pannunzio (www.centropannunzio.it) e Fondazione Einaudi (www.fondazioneeinaudi.it).
- Sosteniamo l'attività di quei pochi parlamentari che cercano di fare qualcosa di veramente liberale: Benedetto Della Vedova, Daniele Capezzone e il tavolo dei volenterosi (www.volenterosi.it)
- Invitiamo i giovani liberali ad aderire e ad organizzarsi nella Federazione dei Giovani Liberali Italiani (giovani@liberali.it), un'associazione che aderisce al Lymec (organizzazione che riunisce tutte le associazioni liberali giovanili d'Europa) e che partecipa con entusiasmo alle attività del liberalismo giovanile europeo
- Facciamo attività di network, aderendo allo stesso tempo a più di uno dei tanti piccoli partitini liberali e creando collaborazioni, connessioni, alleanze, che prima o poi sfoceranno in fusioni, per arrivare col tempo alla costituzione di un vero partito liberale in grado di candidarsi alle elezioni, di ottenere degli eletti e di portare avanti in Parlamento una politica veramente liberale sia sulle questioni economiche che su quelle dei diritti civili. Con questo spirito mi sono iscritto ai Riformatori Liberali (www.riformatoriliberali.org), ho fondato e coordinato il Club "Riformatori Liberali Europei", ho aderito al "Coordinamento nazionale dei Liberali Italiani" (che cerca di riunire diverse associazioni in vista di una costituente liberale), seguo con attenzione gli amici Liberali per l'Italia (www.liberaliperlitalia.it) e gli amici dei tanti club locali che si vogliono federare per fare politica sul territorio.
 
Queste attività vanno svolte tutte, per fare cultura liberale, presentare proposte e rivendicazioni liberali e per costruire e raccogliere il consenso sul territorio. Ma queste attività vanno collegate tra loro e coordinate per creare sinergie, perché l'azione di tanti "liberali qualunque" diventi un'azione forte abbastanza per difendere le libertà esistenti e per conquistarne di nuove.

Postato da: LiberaleEuropeo a 21:14 | link | commenti (2)

venerdì, 09 marzo 2007

GERMANIA: IL GOVERNO APPROVA LA PENSIONE A 67 ANNI

Approvato dal Parlamento tedesco un provvedimento che innalza l'età pensionabile a 67 anni. Il provvedimento prevede un innalzamento graduale cha inizia nel 2012 e termina nel 2029, così che saranno i nati nel 1964 i primi a dover lavorare fino a 67 anni. Chi avrà 45 anni di contributi potrà però andare in pensione già a 65 anni.

Postato da: LiberaleEuropeo a 15:13 | link | commenti

martedì, 21 novembre 2006

RIFORMATORI LIBERALI

DIAMO UN'ANIMA LIBERALE AL CENTRODESTRA - CAMPAGNA TESSERAMENTI 2007

Venerdì 24 novembre ore 21,00, presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, in occasione della presentazione al manifesto "Diamo un'anima libertaria al centrodestra" i Riformatori Liberali lanceranno anche la campagna tesseramenti 2007. Sarà possibile iscriversi all'associazione Riformatori Liberali ed anche al Club Riformatori Liberali di Torino. La quota d'iscrizione ordinaria è di 100 €, quella ridotta per i giovani al di sotto dei 25 anni è di 50 €.

 
Con l'iscrizione a Riformatori Liberali si contribuisce ad un'azione politica volta ad una riforma liberale dell'ordinamento italiano ed europeo fondata sul rispetto della libertà individuale, civile, politica ed economica, il libero mercato, i principi democratici e di certezza del diritto.

Postato da: LiberaleEuropeo a 11:00 | link | commenti (2)

giovedì, 09 novembre 2006

Cari Francesi, il vostro Presidente è anche affar nostro!

Vogliamo dire la nostra sulle elezioni francesi e cercare in qualche modo di influire sull'elezione del prossimo Presidente della Repubblica Francese. Probabilmente i francesi ci inviteranno a non immischiarci nelle loro questioni interne, ci diranno infastiditi di lasciarli in pace mentre si eleggono il loro Presidente. Cari francesi, quell'elezione è anche affar nostro, e vi spieghiamo il perché.

Al Presidente della Repubblica Francese spettano importanti competenze in tema di politica estera: è il capo della diplomazia e in quanto tale riceve gli ambasciatori stranieri, negozia e ratifica i trattati internazionali,  partecipa ai G8 ed al Consiglio dell'Unione Europea, del quale, tra l'altro, assumerà la presidenza nel 2008.

Si può quindi dire che il presidente francese, come tutti i capi di Stato e di Governo, espletando alcune delle sue funzione governa di fatto su tutti gli europei: ha ad esempio diritto di veto su molte questioni rilevanti all'interno del Consiglio d'Europa, per le quali è ancora richiesto il voto all'unanimità; nelle questioni in cui è richiesta la maggioranza, semplice o qualificata, il Trattato di Nizza gli assegna 29 voti, ossia più di quanti ne hanno Danimarca, Cipro, Lettonia, Estonia, Lussemburgo e Slovenia messi assieme.
Inoltre, storicamente l'asse franco-tedesco è stato il motore (ma allo stesso tempo anche il freno) dell'integrazione europea.

Ovviamente non chiederemo alla Francia nessuna modifica costituzionale per tener conto di un ipotizzabile diritto dei cittadini europei ad eleggere chi ad esempio avrà il diritto di veto sulle direttive che regoleranno le loro vite. Vogliamo però provare ad essere opinion maker, dire la nostra su questioni che riguardano anche noi, contribuire a creare un'opinione pubblica europea. Pensiamo sia la naturale conseguenza del vivere assieme in un'Unione Europea.

Ci si chiederà perché adesso, e perché proprio la Francia? Oltre che per le ragioni descritte sopra inerenti al ruolo del loro Presidente, pesa il No dei francesi alla Costituzione Europea. Tra i vari fattori che hanno portato alla vittoria del no al referendum sul trattato costituzionale, in buona parte frutto della Convenzione presieduta da Valéry Giscard d'Estaing, ci sono state le accuse all'Europa di essere troppo liberista e liberale. Questo è accaduto in un paese che di fatto ha sempre avuto la forza di mettere il veto su ciò che in Europa non gli piaceva, ma che non ha nessun partito liberale di rilievo. Insomma l'Europa non va bene e la colpa è del liberalismo, magari dell'ELDR, il gruppo liberale al Parlamento Europeo, del quale non fa parte nessun partito francese.

Da liberali, la nostra risposta non può essere che questa: l'Europa non è troppo liberale, lo è invece troppo poco. Troppo burocratica, troppo intenta a regolamentare tutto, poco attenta alle libertà dei cittadini, troppo nelle mani dei centri di potere politico e fuori dal controllo dei cittadini. Un mix di autoritarismo conservatore e di statalismo socialista. Di liberalismo e liberismo c'è veramente poco, in questa Europa.

Da liberali, la nostra reazione non può che essere questa: sostenere in Francia un candidato liberale alle elezioni presidenziali, per aiutarlo a dar voce al liberalismo e a rappresentarlo, perché queste elezioni presidenziali diventino un trampolino di lancio che aiutino il liberalismo ad entrare nella politica e nel Parlamento francese.

Il movimento "Alternative Libérale", approdato alle prime pagine dei giornali quando la giovane Sabine Hérold ha portato in piazza 100.000 francesi per protestare contro gli scioperi e per sostenere le riforme, candida oggi il suo leader Edouard Fillias alla presidenza francese. Edouard Fillias, che in certi ambienti italiani non si avrebbe difficoltà a definire "liberale, liberista, libertario", ci tiene a distinguersi dalle visioni dominanti dello Stato e della società: da una parte dal socialismo che mette in primo piano gli interessi collettivi a scapito di quelli individuali, e dall'altra parte dal conservatorismo che vede nello Stato una funzione di guida autorevole e autoritaria.  L'alternativa a queste due visioni è offerta appunto dal "candidato della libera scelta", dal binomio "libertà e responsabilità personale".
Europeista e federalista, estraneo ad un antiamericanismo ideologico e a priori, Alternative Libérale ha richiesto l'ammissione all'ELDR.

Noi Riformatori Liberali Europei, in collaborazione con il Club française du LYMEC,

Postato da: LiberaleEuropeo a 11:08 | link | commenti

sabato, 21 ottobre 2006

L'EUROPA MODERNA? PUÒ ATTENDERE

Il 12-13 ottobre, anche se nessuno se n’è accorto, si è tenuto a Bucarest il congresso dei liberali europei.

In teoria dovrebbe essere un evento significativo, perché l’ELDR è un’organizzazione che esprime una settantina di parlamentari europei di 19 paesi dell’Unione, che spesso riescono ad essere determinanti nella legiferazione europea. Insomma a Bucarest si è discusso e si è votato sulla posizione che i parlamentari liberali europei dovranno tenere in Parlamento Europeo su tematiche come la sicurezza interna ed esterna, l’energia, lo sviluppo, la difesa, la tratta di esseri umani.

Sono posizioni importanti, che contribuiranno a definire direttive a creare quelle norme europee alle quali poi i nostri governi si dovranno adattare. Si dice che l’Europa decide sempre di più sulle nostre teste, che c’è un vuoto democratico e che c’è un eccessivo distacco tra i cittadini e le burocrazie europee, ma poi questi eventi vengono snobbati dai politici, dai media e di conseguenza dai cittadini.

In tutto erano presenti circa 300 delegati. I gruppi più consistenti sono composti dai liberals inglesi, dai liberali tedeschi, dal PNL rumeno, dal VVD olandese. Per l’Italia avevano diritto a partecipare il Movimento dei Repubblicani Europei della Sbarbati, la Lista Di Pietro, i repubblicani di Nucara e La Malfa ed i Radicali.

Questi due ultimi partiti però non si sono nemmeno presentati. Eppure i radicali, con 14 delegati, sarebbero stati il più importante partito italiano al congresso, hanno due parlamentari europei ed in Italia Emma Bonino è il Ministro per le Politiche Europee!

Possibile che al Ministro per le Politiche Europee non interessi il programma del Gruppo Parlamentare Europeo al quale il suo stesso partito è iscritto? Possibile che i radicali non mandino nessun delegato al congresso di un’associazione transnazionale di cui fanno parte? Ai radicali non importa se il gruppo di cui fa parte sia a favore o contro il nucleare? Se sia a favore o contro la legalizzazione della prostituzione? Se sia a favore o contro l’accesso della Turchia in Europa? Se sia a favore o contro l’abolizione dei visti da e per dei paesi europei come la Bosnia e la Serbia?

Il congresso dell’ELDR era l’occasione per far valere le idee radicali in un contesto europeo, era l’occasione per portare avanti alcune delle tematiche care al Partito Radicale Transnazionale (lotta al terrorismo, traffico di esseri umani, politica estera dell’Unione Europea), era un’occasione per parlare di Organizzazione Mondiale della Democrazia.

In compenso sono stati molto attivi i dipietristi, capeggiati da Massimo Bernacconi, responsabile per l’Estero per il partito dell’Italia dei Valori. Purtroppo però sono andati a cercarsi una sconfitta inutile candidando all’ultimo momento Giuseppe Ossorio alla vicepresidenza dell’ELDR nonostante questi non fosse nemmeno presente a Bucarest (impegnato in Italia in Commissione Finanze alla Camera). Dei quattro candidati per le tre cariche di vicepresidente l’escluso è stato proprio Ossorio, che ha dovuto lasciare spazio a Vesna Pusic’ dei liberaldemocratici croati, a Johannes Lebech dei social liberali danesi e a Sharon Bowles dei liberal inglesi.

Repubblicani, Radicali, Dipietristi… i liberali italiani non hanno quindi avuto voce al congresso dei liberali europei, non fosse per un paio di giovani che hanno partecipato al congresso in quanto rappresentanti del Lymec, l’associazione dei giovani liberali europei.

Per fare la sua parte nel rilanciare il liberalismo in Italia ed in Europa, Pietro Paganini, membro del direttivo del Lymec, propone di puntare sui giovani e su di un’associazione in via di costituzione: Lymec Italia.

Ma torniamo al congresso. La sede di Bucarest non è casuale: mancano infatti solo 2 mesi e mezzo dall’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europea. Nella prima serata l’ospite rumeno è riuscito a creare una piacevole atmosfera nell’enorme palazzo del Parlamento che l’ex dittatore Ceausescu ha voluto costruire per impressionare il mondo, ma che non ha mai potuto utilizzare, essendo stato giustiziato prima della conclusione della sua costruzione. A dare il benvenuto ai presenti c’erano tra gli altri la Presidente dell’ELDR Annemie Neyts, il Primo Ministro rumeno Calin Popescu Tariceanu e l’ex Presidente del Parlamento Europeo Pat Cox.

La risoluzione più importante del congresso è stata rinviata per evitare che in sede di discussione si arrivi ai ferri corti: il direttivo dell’ELDR aveva proposto una risoluzione con una visione liberaldemocratica per un’Unione Europea moderna e motivante. La carne al fuoco era troppa (immigrazione, politiche agricole comunitarie, ricerca e sviluppo, fonti energetiche, politica di difesa comune, crescita e occupazione, costituzione, riforme istituzionali, allargamento) per essere discussa in un solo congresso: probabilmente la mozione verrà scomposta e presentata in una serie di mozioni indipendenti nella prossima riunione del Consiglio del partito.

Sono passate delle risoluzioni sui temi della difesa, con cui si invoca una forza di difesa comunitaria complementare e non subordinata alla NATO e l’istituzione di un Ministro per gli Esteri Europeo, mentre in tema di sicurezza da una parte ci si richiama ad una maggiore collaborazione nella lotta repressiva alla droga ma d’altra parte si reclama la libertà per ciascuno Stato dell’Unione di introdurre misure di legalizzazione. In tema di terrorismo si pronunciano delle frasi buoniste improntate all’eliminazione della “crescente ostilità verso l’Islam”, all’ambizione “a contribuire alla pace nel mondo”, alla “cooperazione nel reciproco rispetto”.

In tema di energia si chiede all’Unione Europea di intavolare trattative con la Russia in nome di tutti i paesi europei, di proporre delle politiche energetiche europee, di promuovere la ricerca nell’energia nucleare e nelle fonti energetiche alternative.

Infine, altre tre risoluzioni richiedono l’impegno dell’Unione sui temi ambientali (in particolare sul rispetto del Protocollo di Kyoto e sullo sviluppo sostenibile), nella lotta contro la tratta degli esseri umani e sulla difesa dell’indipendenza del Kosovo, che viene considerato come “parte della Serbia” nella nuova Costituzione in discussione a Belgrado.

Gionata Pacor
Delegato Lymec al Congresso dell’ELDR
I.O. della FdGLI – Lymec Italia
Coordinatore dei Riformatori Liberali Europei

Per maggiori informazioni:
www.eldr.org
www.lymec.org
Vedi anche:

www.european-liberals.eu

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mercoledì, 13 settembre 2006

Che aspettano gli americani?

I giudici scarcerano i terroristi considerandoli eroi partigiani, sbattono in prigione il nostro stesso antiterrorismo e spiccano mandati di cattura per l'antiterrorismo americano. Le istituzioni si mettono al servizio della propaganda integralista islamica, concedendo loro le aule parlamentari per tenere i loro convegni. I media fanno da megafono all'antiamericanismo ed alle tesi sui complotti imperialisti sionisti e americani. La prima cosa che ha fatto il "nostro" ministro degli esteri è stata presentare le credenziali ad Hezbollah, il "nostro" presidente del consiglio ha assicurato alla Siria che le truppe ONU non pattuglieranno i confini tra Siria e Libano ma che si limiterà ad addestrare i loro soldati, permettendo loro di riarmare Hezbollah e probabilmente insegnandogli a farlo il meglio possibile; il ministro della difesa Parisi ha promesso munizioni, armi, elicotteri e mezzi blindati all'esercito libanese.
Magistratura, media, istituzione e governo stanno dalla parte dei terroristi e contro gli USA. Mi domando che aspettano gli americani ad inserire l'Italia tra i paesi dell'asse del male...

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mercoledì, 30 agosto 2006

Cristianesimo, Islamismo e Laicità

Ho appena finito di leggere Laici, di Teodori. Se per lui l'invadenza della chiesa cattolica nella politica italiana è così grave, chissà cosa scriverebbe in quanto laico rispetto all'invadenza che ha l'Islam sullo Stati in cui è religione dominante (e sull'invadenza che partedell'Islam vorrebbe avere anche nei paesi occidentali).
Coincidenza, il penultimo libro che ho letto anche è "Io amo l'Italia", di Magdi Allam, e sia lui che Teodori parlano di identità italiana e dell'ex presidente del Senato Pera e delle sue iniziative in difesa dell'occidente.
Curiosamente il laico islamico Allam si allinea a Pera in difesa di un'identità italiana e occidentale, incurante del fatto che l'identità alla quale fa riferimento Pera è quella cristiana e non quella laica.

Se da una parte ci indignamo per il fatto che sia stata redatta una versione islamica dei diritti umani con lo scopo di subordinarli alla legge divina islamica (sharia), d'altra parte troppo spesso dimentichiamo che gli stessi principi ispirano l'interventismo della chiesa cattolica nella politica italiana: scrive Stefano Rodotà (Chi scrive l'agenda politica, La Repubblica, 14 novembre 2005), citato da Teodori (Laici, pag. 103):

"quando Benedetto XVI afferma che i diritti vengono da Dio e precedono qualsiasi legge dello Stato non contrappone l'universalismo religioso al relativismo laico. Nega proprio l'universalismo laico che ha preceduto la Chiesa nell'affermazione del carattere fondamentale dei diritti dell'uomo e del cittadino [...]. Poichè i diritti fondamentali hanno comunque bisogno di essere individuati e specificati, riserva evidentemente questo compito solo a chi può dare la parola a Dio".

Mi sembra che questo discorso valga a maggior ragione per l'Islam, con l'aggravante che questo pretende di limitare in modo più consistente ed esplicito i diritti umani proclamati dall'ONU.

D'altra parte mi verrebbe di dire a Pera (ed in parte anche a Magdi Allam) che non si può contrapporre un'identità religiosa ad un'altra identità religiosa, ma si dovrebbe contrapporre la società laica ad entrambe.

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